#LaVoceDelTifoso – Racconto di un giovane calabrese che ci aveva creduto troppo

Come si evince dal titolo, ho dovuto attraversare lo stivale per vedere questa partita. Non che sia stato un peso, essendo abituato a vedere almeno una partita all’anno al San Siro. Inoltre, considerando anche la presenza della mia ragazza (tifosa delle merd… insomma, di quella squadra abituata a rubare), l’emozione era tantissima.

Ma partiamo con ordine. Acquisto i biglietti il 29 Agosto, pochi giorni dopo aver iniziato il campionato col botto. Un bel 4-0 al Lecce con gol del nuovo arrivo Lukaku, ma soprattutto, con l’eurogol di Candreva: giuro che la risurrezione del “Nazareno” aveva destato meno scalpore. Motivo in più per illudermi che sarebbe stata la volta buona per battere le merd… i ladri. Nelle giornate seguenti l’Inter continua a macinare vittorie: Cagliari, Udinese, Milan, Lazio e Sampdoria crollano dinanzi alla flotta nerazzurra. Dall’altra parte invece, quella squadra di Torino, vinceva con le neopromosse Hellas Verona e Brescia grazie ad un immenso fattore C. Tra me e me pensavo “Se a Milano giocano così, le prendono di santa ragione”. Fatto sta che noi guidavamo la classifica con 18 punti, ma nonostante tutto, loro ci seguivano con 16.

Arriva il fatidico giorno. Sono fuori dallo stadio quando comincia a salirmi l’ansia. Tremo, non vedo l’ora di godermi lo spettacolo del San Siro. Spettacolo che inizia malissimo. Dopo appena 4 minuti Dybala tira da Piazzale Lotto e Handanovic se ne accorge solo dopo che la palla è in porta.

Non può essere vero. Cerco di mantenere la calma, sperando in un pareggio immediato. Però poi Ronaldo colpisce la traversa e capisco che anche stavolta ci avrebbero preso a pallonate.
Dopo una decina di minuti, fortunatamente De Ligt si trasforma in un pallavolista e ci regala un rigore. Lautaro non sbaglia: 1-1 e si ricomincia. La partita è molto tattica, le squadre vanno a mille, si studiano e cercano il vantaggio. Poi accade il peggio: Sensi si accascia a terra e chiede il cambio. Variabile non prevista, non poteva andare peggio. Al suo posto entra Vecino e cominciano a piovere le peggiori bestemmie del vocabolario veneto.

Si va ai box sull’1-1, con la speranza che Conte possa svegliare i ragazzi. Nella ripresa entra Higuain, i nostri non vogliono saperne di giocare, ed io me la stavo facendo sotto. Ci vuole un cambio che possa cambiare l’andazzo della partita: entra Bastoni. EXCUSEME WHAT THE FUCK?! Come possiamo migliorare il gioco inserendo un difensore? Tuttavia, si rivela essere la scelta giusta: il ragazzino ha personalità da vendere e comincia a smistare bei palloni in avanti. Finanche Vecino sembra abbia imparato a giocare a pallone, peccato che un suo tentativo da fuori si fermi solamente sul palo.

L’ultimo cambio vede l’ingresso di Politano, per spaccare il campo con le sue accelerazioni. Ma proprio come con il Barcellona, entra lui e noi subiamo gol. Quello pseudo calciatore con la pancia da muratore, riesce sempre a purgarci sul finale.

Finisce 1-2 per loro, con sorpasso in classifica. L’Inter cade per la prima volta in questo campionato contro una squadra – bisogna ammetterlo – superiore. C’è tanta amarezza, perderne 2 nella stessa settimana fa male. Ma è da queste sconfitte che si sente l’attaccamento ai colori e alla maglia. Da queste sconfitte bisogna ripartire, servono per spronare la squadra a migliorare. La mano di mister Conte si sente: mai ci saremmo aspettati un inizio così, con un tale rendimento. Il mister tempo fa disse “testa bassa e pedalare“: pedalare sicuramente, ma questa volta i ragazzi escono a testa alta, con la consapevolezza di aver dato filo da torcere ad una squadra che ormai da anni primeggia in Italia senza alcun ostacolo. Andiamo avanti in questo lungo percorso, crescendo tutti insieme, uniti.

AMALA