#InterUdinese | L’analisi tattica: De Vrij e Sensi giganti. L’Inter cambia pelle

Terza vittoria in tre partite per l’Inter di Conte, che prosegue nel suo percorso netto in campionato. A inizio anno sarebbe potuto essere preventivabile un filotto contro avversari inferiori come Lecce, Cagliari e Udinese, ma, in passato, l’Inter ha dimostrato di non essere così affidabile. Bene nel risultato, meno bene nella prestazione, nonostante, soprattutto a causa dell’espulsione di De Paul, il risultato non sia mai stato in discussione e le conclusioni in porta siano state 15 a sei.

Nuovo schieramento per l’Inter, che Conte propone con un inedito 3-4-2-1 in cui Politano e Sensi giocano in supporto a Lukaku. A centrocampo la coppia Barella-Brozovic, mentre, finalmente, in difesa si vede il trio Godin-De Vrij-Skriniar. Il nuovo modulo, che in fase difensiva si trasforma in un 5-4-1 in cui Politano e Sensi giocano da esterni centrocampo, complica il lavoro di Brozovic, costretto, senza un altro play vicino, a fare il doppio del lavoro. Nei primi 35′ l’Inter fatica, riuscendo a creare solo grazie alle invenzioni di Politano e Sensi, poi l’espulsione di De Paul toglie l’uomo di fantasia ai friulani, l’Inter segna e prende campo.

La squadra di Conte gioca con un baricentro alto anche nel primo tempo (56 .43 metri), ma nella ripresa si alza ulteriormente (60.48), creando di più e sprecando altrettanto – sarà un aspetto su cui Conte dovrà lavorare molto. Nonostante le difficoltà, soprattutto nel primo tempo, la squadra prova a mettere in campo i dettami del mister: esterni larghissimi, centrali difensivi molto coinvolti nella manovra, e le due mezzepunte che si inseriscono alle spalle di Lukaku.

L’analisi dei reparti inizia da quello che convince di più: la difesa. Le prestazioni di Godin e De Vrij e, un po’ più staccato, Skriniar sono convincenti e ai limiti della perfezione. In conferenza stampa Conte aveva chiesto ai centrali di giocare di più il pallone: è stato accontentato. 70 passaggi per Godin, 59 per De Vrij e 94 per Skriniar. Tra i 70 di Godin c’è anche quello decisivo per Sensi, segno del coinvolgimento del reparto arretrato, mentre dei 59 di De Vrij il 100% arriva a destinazione. Coinvolgimento reso evidente anche dalle tre heatmaps, che mostrano come i tre coprano una gran fetta di campo.

La zona di campo coperta complessivamente dai tre centrali

Parlando di difesa non si può ignorare il lato puramente difensivo (perdonate il gioco di parole). Anche i questo caso emerge una grandissima prova di tutti e tre i centrali. Godin, alla prima a San Siro, chiude con quattro duelli aerei vinti e tre contrasti e 13 recuperi, De Vrij con un duello aereo e due contrasti e Skriniar con due duelli aerei e due contrasti. Prova importante, quindi, soprattutto in vista della Champions e del derby.

Sulle fasce molto bene Candreva, meno brillante del solito, invece, Asamoah. Come da dettami del tecnico, i due giocano larghissimi, soprattutto l’italiano, vivendo gran parte della gara con i piedi sulla linea laterale. A differenza della gara di Cagliari, dove Asamoah aveva giocato più alto di Candreva, questa volta è l’87 ad avere più spazio e a trovarsi spesso nei pressi dell’area di rigore. Da destra, infatti, arrivano i pericoli maggiori, come l’occasioni di Sensi nel primo tempo o quella di Sanchez nella ripresa.

Le heatmaps di Candreva (in basso nell’immagine) e Asamoah (in alto)

Il doppio schieramento (3-4-2-1 in attacco e 5-4-1 in difesa) obbliga i due a macinare molti chilometri (10.88 per Candreva e 10.37 per Asamoah) e, quindi, a non essere molto brillanti in fase offensiva. Nessun dribbling per entrambi e una sola occasione creata in due (appunto quella di Sanchez su cross del numero 87).

In mezzo debutto anche per la coppia Brozovic-Barella. Il croato, pur faticando data l’assenza al suo fianco di Sensi, finisce la partita con 82 passaggi completati (90% di precisione). Il pressing dell’Udinese nella prima mezz’ora gli toglie un po’ il fiato, ma nella ripresa i bianconeri lasciano più giocare e lui ha più spazio. Meno bene Barella. Il giovane centrocampista ha l’aria di chi vorrebbe spaccare il mondo, ma paga l’eccessiva irruenza, come nel caso dell’ammonizione per fallo su De Paul. La qualità c’è ed è dimostrata dal 91% di precisione nei passaggi, ma certi aspetti andranno limati. Meglio fa Gagliardini quando entra. L’ex atalantino non ha grande qualità nei piedi (78% di precisione nei passaggi in 45 minuti), ma la sua quantità è fondamentale per recuperare i palloni, che alla fine saranno ben 12. Avesse più qualità alcuni strappi potrebbero essere letali, come nella ripresa quando, a ridosso dell’area, sbaglia spesso la misura delle scelte.

Note molto positive anche nel reparto offensivo: Politano si conferma la solita arma letale quando gli avversari sono chiusi, mentre Sensi sta dimostrando di valere anche di più dei soldi che l’Inter si è impegnata di pagare nel prossimo giugno. Il numero 16 gioca 82 minuti di grande corsa e di grande qualità, sfruttando spesso i movimenti di Lukaku per tagliare palla al piede la difesa avversaria. Come al 4′ quando solo il palo gli nega il gol. Al termine della gara saranno quattro le occasioni create, tre i dribbling e sette i tiri tentati.

Nelle prime due partite il doppio play Brozovic-Sensi aveva convinto. Conte decide di spostare Sensi 15 metri più avanti e l’ex Sassuolo decide di convincere anche lì. A ridosso della punta la sua qualità è essenziale per perforare il muro bianconero. 89% di precisione nei passaggi, ben tre occasioni create, punizioni, corner, ma non solo. Non solo perché in quella posizione Sensi ha maggior libertà di inserimento e, come dimostra l’azione del gol, questa può essere un’arma molto pericolosa. La prestazione del numero 12 impressiona anche nei numeri in fase difensiva: 15 palloni recuperati e ben 11.30 chilometri percorsi nel tentativo di legare i due reparti.

Sensi molto coinvolto in diverse zone di campo

Ai più la prestazione di Lukaku non è piaciuta, ma, in realtà il belga, che gioca con un dolore alla schiena, pur non brillando, fa vedere perché Conte lo ha voluto a tutti i costi. I suoi movimenti liberano spesso Politano e Sensi e, nonostante venga spesso anticipato, riesce a chiudere con cinque duelli aerei vinti e ben 22 palloni recuperati. Più vivi i neo-entrati Lautaro e Sanchez che tentano – e in parte riescono – a trovare un’intesa che per poco non porta entrambi in gol. L’ex United entra con il piglio giusto e, dopo due anni in ombra, la sua voglia di fare, unita a una tecnica che ha pochi rivali in Italia, può dare una grande mano.

Dati forniti da: legaseriea.it e it.whoscored.com
Fonte foto: www.inter.it