#InterSlaviaPraga | L’analisi tattica: i nerazzurri spengono la luce

Dopo tre vittorie consecutive arriva il primo, importante, stop per l’Inter. Il pareggio interno contro lo Slavia Praga potrebbe risultare pesante in ottica qualificazione perché arrivato contro l’avversario, sulla carta, più abbordabile. Sulla carta, appunto, perché i cechi giocano un match ad altissima intensità e impediscono ai nerazzurri di sviluppare il proprio gioco senza, tuttavia, rinunciare a crearlo.

Lo Slavia, in teoria schierato con un 4-4-2 scolastico, in pratica si schiera a specchio, andando a prendere l’Inter molto alta e soffocando il gioco nerazzurro. Il pressing alto dei cechi toglie il respiro a Brozovic e Sensi, i cucitori del gioco di Conte, lasciando libero di impostare solo De Vrij. L’olandese, infatti, chiude con 74 passaggi completati, quasi il doppio di quelli realizzati da Sensi (38) e più del doppio di quelli fatti da Brozovic (33). Come si vede dagli schieramenti, l’Inter non riesce ad alzare a linea di centrocampo, lasciando una voragine tra i reparti che i lanci lunghi dell’olandese non possono colmare.

Candreva e Gagliardini rimangono bassi, lasciando troppo spazio tra centrocampo e attacco

Passiamo all’analisi reparto per reparto. La difesa risente del pressing alto e della scarsa vena di Brozovic e spesso si incarta in un possesso che sfocia nel lancio lungo di De Vrij. Alla fine saranno ben 14 i lanci dell’olandese, di cui solo sei andati a buon fine. In fase di impostazione male anche Skriniar e D’Ambrosio che completano, rispettivamente solo 49 e 60 passaggi. A livello difensivo è il numero 33 a faticare maggiormente. A dispetto, infatti di due contrasti vinti ce ne sono due mancati e, generalmente, D’Ambrosio non dà quell’affidabilità che in altre occasioni era emersa. Meglio fanno De Vrij – due contrasti vinti – e Skriniar, quattro contrasti, apparso il meno in difficoltà dei tre centrali e uno dei migliori in campo.

Le note dolenti proseguono e si ampliano con il centrocampo, il reparto più in crisi di tutto il match. Sugli esterni male Candreva, troppo schiacciato dal pressing e incapace di dare quell’ampiezza che, nelle gare di campionato, era servita spesso come sbocco alla manovra. L’italiano tocca appena 26 palloni in 49 minuti. Sull’altra fascia fa leggermente meglio Asamoah che, almeno nel primo tempo, prova qualche volta a creare superiorità numerica scontrandosi, però, contro Coufal e Kudela. Il ghanese tocca più palloni – 39 – ma in 98 minuti. Pochi se si considera l’importanza degli esterni nel gioco di Conte.

Al centro Brozovic offre la peggior prestazione da un anno e mezzo a questa parte. Il croato, soffocato dal pressing e dalla marcatura a uomo dei cechi. Questo si tramuta in appena 50 palloni toccati e in 33 passaggi completati su 42: il 79%. In fase di interdizione l’apporto non manca, ma la pochezza in fase di possesso fa emergere anche i limiti di un’Inter Brozo-centrica. A destra di Brozovic male anche Gagliardini. Dalla sua heatmap si vede la difficoltà avuta nell’andare a riempire le zone di campo. In fase offensiva è mancato negli inserimenti – poco nelle sue corde, ma che sarebbero potuti essere fondamentali – mentre va meglio in fase di distruzione del gioco: quattro contrasti vinti e due palle aeree conquistate.

La luce in mezzo è rappresentata dalle prestazioni di Sensi e Barella, decisivo con il gol al 92′. L’ex Sassuolo non trema all’esordio in Champions e gioca con tranquillità. Non benissimo nella precisione dei passaggi (79%), ma ciò che emerge da Sensi è l’abilità di cambiare ritmo alla manovra. Da lui infatti arrivano ben cinque dribbling e quattro passaggi chiave, segno della sua capacità nell’infilare il passaggio giusto tra le linee. La fatica dei nerazzurri lo porta spesso ad andare a cercare respiro quasi sulla fascia sinistra dove più volte tenta il dialogo con Asamoah. In aggiunta anche la punizione che porta al gol di Barella. Barella, appunto. Il cagliaritano entra con lo spirito giusto, dà il cambio di passo e chiude con un gol all’esordio e il 92% di precisione nei passaggi. L’idea è che, una volta entrato in piena forma, il ruolo che ora occupano a turno Vecino e Gagliardini, sarà suo.

I tocchi di Sensi: molto a sinistra e spesso si abbassa a ricevere

Fatica il centrocampo, fatica, terribilmente, l’attacco. Lukaku, tra problemi alla schiena e il ritardo di condizione, è sovrastato dalla difesa ceca. De Vrij, causa pressing, spesso lo cerca con dei lanci, ma il belga vince appena quattro duelli aerei – di cui tre in difesa – su 10, appena il 31%. Lento, macchinoso e incapace di essere pericoloso, come testimonia il solo tiro in porta effettuato. Per il futuro Conte avrà bisogno delle sue sponde e del suo ruolo da boa per la manovra di squadra. Manovra che non riesce a contare neanche sull’apporto di Lautaro Martinez. Il toro si sbatte come sempre, ma gli mancano le sponde del compagno e, soprattutto, cade sempre nello stesso problema: la frenesia. Questa lo porta spesso a sbagliare occasioni facili, come nel primo quando spreca un 2vs2 calciando fuori.

La touchmap di Lukaku: pochissimi tocchi in area e un solo tiro
Lautaro svaria molto, ma non trova mai la posizione giusta

Una ventata di aria fresca la porta Politano, il cui ingresso vivacizza l’attacco nerazzurro. Il numero 16 ha il giusto cambio di passo e infatti chiude con due dribbling conclusi.

Nel complesso malissimo l’Inter e, in vista derby, questo non può che preoccupare. Di positivo c’è il fatto che Barella sta entrando negli ingranaggi e che, pur avendo giocato una partita pessima, il pareggio sia comunque arrivato. Conte è il primo a essere inc…arrabbiato e la sensazione è che questo possa ripercuotersi in modo positivo sulla squadra.

Dati forniti da: it.whoscored.com
Fonte foto: www.inter.it