#InterJuventus | L’analisi tattica: la differenza è in panchina

Il primo stop in campionato per l’Inter di Conte arriva nel match più sentito contro l’avversario più forte. I nerazzurri provano a lungo a tenere testa alla squadra di Sarri, ma, come successo a Barcellona, sono i cambi a fare la differenza. L’uscita di Sensi e il conseguente ingresso in campo di Vecino tolgono qualità al palleggio e un aiuto fondamentale a Brozovic, costretto a fare gioco da solo. Di fronte i bianconeri inseriscono prima Bentancur e Higuain e la vincono proprio con un gol del Pipita.

Inter-Juventus è lo scontro di due allenatori con due filosofie diverse, come dimostra il campo: i nerazzurri provano ad allargare il gioco sulle fasce, soprattutto con D’Ambrosio, che rimane molto largo; i bianconeri puntano sul gioco nello stretto, scambi rapidi e compattezza. Baricentro più basso per l’Inter – tra i 45 (primo tempo) e i 43 metri (secondo tempo) – linea circa 10 metri più alta per la Juventus – tra i 54 (primo tempo) e i 55 metri (secondo tempo).

Le posizioni di Inter e Juventus nel primo tempo
Le posizioni di Inter e Juventus nel secondo tempo

Dall’inizio del campionato è la prima partita in cui la difesa dà segnali di cedimento. Escluso De Vrij, che offre le solite garanzie sia nel palleggio che nella coperture, Godin e Skriniar soffrono le discese sulle fasce di Cuadrado da una parte e Ronaldo dall’altra. L’uruguaiano sbaglia molti passaggi che compromettono le uscite palla a terra – chiuderà con il 74% di passaggi riusciti – e gioca molto basso per non dare profondità a Ronaldo, faticando però nel contenere il portoghese anche perché D’Ambrosio non aiuta quanto dovrebbe. Dall’altro lato Skriniar soffre la buonissima vena di Dybala – come sul gol dove concede troppi metri al 10 bianconero – e si trova spesso tra i fuochi dell’argentino e di Cuadrado, incontenibile sulla destra. Entra bene, invece, Bastoni che, però ha sulla coscienza due letture sbagliate: una su Dybala e quella che porta al gol decisivo di Higuain.

I due esterni, D’Ambrosio e Asamoah, soffrono in fase difensiva e davanti non riescono a essere pericolosi. D’Ambrosio spesso si trova liberissimo, ma deve fare i conti con la qualità non certo eccelsa dei suoi piedi e, in almeno due occasioni, sbaglia la misura del cross. In copertura il numero 33 riesce a recuperare otto palloni, ma per contenere Ronaldo non basta. A sinistra Asamoah si affaccia di più alla metà campo avversaria – soprattutto nel primo tempo – come dimostrano le due heatmaps, ma, quando la Juventus alza il ritmo, soffre Cuadrado, concludendo appena due contrasti su cinque tentati.

In basso l’heatmap di D’Ambrosio, in alto quella di Asamoah: il ghanese gioca più alto

In mezzo al campo l’Inter tiene per 33 minuti, esattamente i minuti in cui Sensi è in campo, poi con l’ingresso di Vecino cadono le certezze in fase di possesso. Il numero 12 nerazzurro gioca, come ormai di consueto, più avanzato di Brozovic e Barella, andando ad agire sul centro sinistra e offrendo al croato un appoggio in fase di possesso. La sua uscita obbliga poi il croato, tra i migliori domenica sera, a fare da elastico tra i reparti, finendo per correre 12.8 chilometri. Il numero 77 pecca in fase di non possesso, recuperando appena tre palloni e senza vincere nessun contrasto. Bene anche Barella che evidenzia una crescita costante nel suo rendimento. 11 palloni recuperati, 40 passaggi riusciti su 45 e una copertura costante in ogni zona del campo, come dimostra l’heatmap. Spesso, però, il cagliaritano corre a vuoto nel tentativo di rompere il possesso palla bianconero. Ora la nota dolente: Vecino. L’uruguaiano non ha la qualità di Sensi e, pur dando un grande contributo in fase difensiva con 11 recuperi, sbaglia il 23% dei passaggi tentati. Anche gli inserimenti, che dovrebbero essere la sua sua specialità, sono rarissimi e l’unico degno di nota avviene a pochi minuti dalla fine quando Szczesny gli chiude la porta dopo un bel filtrante di D’Ambrosio.

L’heatmap di Barella: prestazione a tuttocampo

In attacco la luce e il buio. La luce Lautaro Martinez, in settimana di grazia e sempre più centrale nel progetto di Conte. Il buio Lukaku che sbaglia 10 passaggi su 26 ed è approssimativo nelle scelte negli ultimi 20 metri. L’ex Manchester United si muove molto e riesce a mettere in difficoltà De Ligt, ma giunto in prossimità dell’area di rigore è lento e goffo nell’uno contro uno, non arrivando mai a calciare in porta. Dall’altro lato Lautaro Martinez che chiude con tre dribbling riusciti e una prestazione di classe assoluta. Rigore a parte, il numero 10 interista si mette in luce per le giocate di classe e per la capacità di agire da prima punta. Nello schema di Conte, infatti, gioca più avanzato di Lukaku per sfruttare le sue doti nel dribbling e in campo aperto.

Nel complesso è evidente una crescita nell’Inter. Crescita che, però, ancora non basta per ridurre il gap con la Juventus. La partita di San Siro evidenzia come si debba intervenire in mezzo al campo per regalare a Conte una vera alternativa a Sensi, ovvero una mezzala di qualità in grado di palleggiare insieme a Brozovic.

Fonte dati: legaseriea.it e it.whoscored.com
Fonte foto: www.inter.it