#CagliariInter | L’analisi tattica: Sensi si impone, Brozovic è spento

Buona anche la seconda per l’Inter, che su un campo difficile come quello di Cagliari ottiene tre punti sporchi, ma fondamentali. Bene il risultato, ma, rispetto alla gara con il Lecce, si registrano dei passi indietro sul piano del gioco. Certo, l’avversario, seppur inferiore, è di altra caratura, ma gli uomini di Conte faticano in fase di costruzione, complice un Brozovic spento, e subiscono l’aggressività del Cagliari molto ben messo in campo.

Pur non avendo brillato, l’Inter tenta comunque a mettere in pratica i dettami di Conte, senza abbassarsi (baricentro nel primo tempo 55.38, nel secondo 52.23) e provando sempre a costruire dal basso. D’Ambrosio e Skriniar si allargano molto, Brozovic si abbassa e i due esterni Candreva e Asamoah si alzano. I nerazzurri, come scritto, ci provano, ma la scarsa vena del croato, che verrà analizzata più avanti, rallenta gli sviluppi della manovra e solo dopo il rigore di Lukaku, grazie alla salita in cattedra di Sensi, si vedono trame migliori.

Il reparto che soffre meno è quello difensivo. Lo strano trio composto da D’Ambrosio, Ranocchia e Skriniar raramente viene messo in difficoltà e, escluso il gol, dove Candreva e D’Ambrosio vanno poco convinti in marcatura, non soffre. Ranocchia, uno dei maggior beneficiari dell’effetto Conte, è attento (chiude con cinque contrasti aerei vinti e 17 palloni recuperati) ed è bravo nel ruolo di regista difensivo, come dimostrano i 58 passaggi completati su 62 (percentuale del 95%). D’Ambrosio e Skriniar seguono i dettami di Conte e, come si vede dalle loro heatmaps, si allargano molto per dare maggior respiro alla manovra. Come contro il Lecce i due finiscono nella top 5 dei giocatori con più chilometri percorsi (10.93 l’italiano e 10.62 lo slovacco) e sono i due giocatori più coinvolti nella manovra (94 tocchi D’Ambrosio e 89 Skriniar). Bene anche difensivamente con D’Ambrosio che vince il 100% dei contrasti e recupera cinque palloni, mentre Skriniar il 67%, ma con 12 recuperi, tra cui quello fondamentale su Joao Pedro nel primo tempo.

In sofferenza, questa volta, il centrocampo. Il pressing e la corsa dei tre interni rossoblu (Ionita, Nainggolan e Rog) mettono in difficoltà i tre interni dell’Inter, Brozovic e Vecino su tutti. Proprio la scarsa vena del croato è alla base della fatica fatta dai nerazzurri nel creare una manovra coinvolgente. Rispetto alla gara con il Lecce, il numero 77 tocca 41 palloni in meno (89 contro i 130 di lunedì) e pare in ritardo anche nelle chiusure. Ritardo su cui influisce, senza dubbio, il cartellino giallo, evitabile, preso al 20′ per un fallo su Nainggolan. Brozovic si muove molto, finendo al primo posto nella classifica dei chilometri percorsi (12.68), ma fatica a far girare la squadra. Fatica anche Vecino, ancora una volta il peggiore in campo e, senza dubbio, l’uomo atleticamente più indietro. Zero dribbling, zero contrasti aerei vinti e appena 78% di passaggi completati. Non è un caso che l’ingresso di Barella abbia consentito all’Inter di alzarsi nuovamente e di passare in vantaggio.

Palma del migliore in campo di nuovo a Stefano Sensi. Arrivato con scetticismo dal Sassuolo, il numero 12 sta dimostrando perché l’Inter lo abbia voluto fortemente. Sempre nel vivo del gioco, aiuta Brozovic nei compiti di regista ed è subito pronto a proiettarsi in avanti. 88 palloni toccati in diverse zone del campo, 86% di precisione nei passaggi e non solo. La sua qualità lo porta a innescare il gol di Lautaro, a prendere una traversa su punizione e, soprattutto, a inventarsi la “rouleta” con cui si conquista il rigore dell’1-2.

I tocchi di Sensi: prevalenza sul centro-sinistra, ma il centrocampista svaria molto

Passo indietro anche per Candreva. L’esterno italiano, uno dei migliori con il Lecce, non appare brillante e perde la sfida nella sfida con l’ottimo Luca Pellegrini. Zero dribbling completati e, cosa più importante, zero passaggi chiave. Buona gara a livello difensivo, ma davanti, questa volta, manca il suo appoggio. Appoggio che, invece, dà Asamoah. Il ghanese, che proprio con Conte aveva iniziato a giocare da quinto di sinistra, è molto attivo e, rispetto a Candreva, gioca più alto. In quel ruolo è a suo agio, tanto da portare a termine ben sette dribbling (top della squadra), importanti per creare superiorità quando non ci sono sbocchi per la manovra.

Conclusione con l’attacco. La coppia Lukaku-Lautaro si cerca, prova a trovarsi e dà la sensazione di poter essere letale una volta che entrambi saranno entrati in piena forma. Lukaku si abbassa spesso a prendere palla e a fare sportellate, mentre Lautaro taglia alle spalle della difesa. Il belga chiude con quattro contrasti aerei vinti, 36 palloni toccati, mentre per il “Toro” i tocchi sono 29. I due tentano spesso di combinare e di bucare la difesa con rapidi uno-due, coinvolgendo anche gli inserimenti di Sensi e Vecino. L’azione che porta al rigore di Lukaku, infatti, nasce proprio da una giocata così: il belga protegge palla, Lautaro fa un movimento a tagliare la difesa e Sensi si inserisce nello spazio.

Nota di merito anche per Politano, entrato con lo spirito giusto e determinante per portare via la palla dall’area nei minuti finali. Qualcosa di Conte continua a vedersi in questa Inter che può sfruttare la sosta per definire e migliorare alcuni errori (come il pressing spesso portato fuori tempo) in vista anche dell’inizio dei gironi di Champions League.

Fonte foto: www.inter.it
Dati e immagini presi da: it.whoscored.com e da legaseriea.it